Caso Alberto Stasi, la famiglia Poggi rompe il silenzio: le dure parole (1 / 2)

Caso Alberto Stasi, la famiglia Poggi rompe il silenzio: le dure parole (1 / 2)

I legali della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, hanno precisato pubblicamente la loro posizione sul procedimento che coinvolge Alberto Stasi, soffermandosi sulla corretta interpretazione delle misure alternative previste dall’ordinamento e sul significato della fase esecutiva della condanna definitiva già pronunciata in ambito di sorveglianza penitenziaria italiana vigente.

Sono del parere che la   possibilità di accedere all’affidamento ai servizi sociali non può essere equiparata a una liberazione né a una riapertura del processo.

Tizzoni e Campagna ritengono che si tratti, invece,  di uno strumento previsto nella fase di esecuzione della pena, senza effetti sul giudicato conferma del quadro giuridico vigente in Italia. «Questo non lo rende ancora un uomo libero e la condanna resta, sia formalmente che sostanzialmente» hanno  precisato.

Il 42enne, condannato in via definitiva a sedici anni di reclusione per il delitto di Chiara Poggi, resta formalmente un detenuto a tutti gli effetti. Il residuo di pena inferiore ai quattro anni consente, secondo la normativa vigente, la richiesta di misure alternative previste dall’ordinamento penitenziario in fase di valutazione giudiziaria. L’udienza si è svolta davanti al Tribunale di Sorveglianza di Milano, chiamato a esaminare la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali presentata dalla difesa.

La  Procura generale ha espresso un parere favorevole all’affidamento.  La decisione del collegio  chiude  la fase relativa all’esecuzione della pena, senza alcuna incidenza sull’accertamento della responsabilità ormai definitiva,  senza modifiche al giudicato e alla condanna definitiva in sede esecutiva.

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