Secondo quanto riportato nella relazione, i tre figli della coppia avrebbero manifestato difficoltà che, a giudizio degli esperti, non sarebbero riconducibili a eventi recenti ma a una prolungata carenza di stimoli adeguati sul piano scolastico, relazionale e sociale. Vengono citate problematiche riguardanti l’apprendimento, la capacità di organizzare il pensiero e alcuni aspetti dello sviluppo cognitivo ed emotivo.
La novità più rilevante, però, riguarda il futuro della famiglia. Pur evidenziando le responsabilità educative attribuite ai genitori, la consulenza esprime infatti l’auspicio di un “precoce e positivo ricongiungimento” tra i minori e il nucleo familiare. Un passaggio sottolineato anche dal nuovo difensore della coppia, l’avvocato Simone Pillon, che ha dichiarato di condividere pienamente tale prospettiva nell’interesse dei bambini e del recupero delle relazioni familiari.

La relazione ricostruisce inoltre le condizioni rilevate all’ingresso dei minori nella struttura di accoglienza. Vengono segnalate carenze sotto il profilo educativo e scolastico, oltre a difficoltà nella lettura, nella scrittura e nelle relazioni sociali. Durante i mesi trascorsi in comunità, tuttavia, sarebbero stati registrati progressi significativi: i bambini avrebbero acquisito nuove competenze, migliorato il rendimento scolastico e sviluppato una maggiore integrazione nel contesto sociale di riferimento.
Non mancano però le contestazioni. Lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello, consulenti di parte, continuano a mettere in discussione il metodo utilizzato nella valutazione. Secondo la loro posizione, i minori sarebbero stati sottoposti prevalentemente a test senza un adeguato ascolto diretto, con il rischio di non considerare pienamente l’impatto emotivo della separazione dal contesto familiare. Un confronto destinato probabilmente a proseguire ancora, mentre tutti gli occhi restano puntati sulle prossime decisioni che potrebbero determinare il ritorno dei bambini accanto ai propri genitori.